Il Ministro Scajola e l'Istat
Per evitare riflessi negativi sui consumi sarebbe meglio differire e concentrare la diffusione dei dati Istat sull’andamento dell’economia ogni 3 mesi. Il suggerimento è stato dato dal ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, intervenendo al convegno sul made in Italy promosso dal Comitato Leonardo. I dati “forniti quotidianamente possono fare danno allo sviluppo del nostro paese. Se l’Istat decidesse di dare le statistiche ogni tre mesi e tutte insieme sarebbe meglio che fare lo spezzatino”, ha detto il ministro. Scajola ha poi aggiunto che “quello che é noto é il perpetuarsi di dati vecchi e continui che per i cittadini sono un bollettino di allarme. C’é chi irride quando si parla di questo tema, ma l’atteggiamento psicologico é un utile componente da tenere presente e che non significa avere un atteggiamento irresponsabile”. Più in generale, parlando della difficoltà di fare stime corrette, anche per chi governa, il ministro ha stigmatizzato il comportamento di “quei Soloni che attraverso istituzioni private danno ancora altri dati”.
Agenzia Reuters, 1 luglio 2009
Risposta di Galapagos su il Manifesto
[…] Sono mesi che Tremonti “sbuffa” e Berlusconi si lamenta per l’eccessivo pessimismo dei media e degli organismi internazionali ai quali si vorrebbe “chiudere la bocca”. E ieri è sceso in campo il “fido” ministro dello sviluppo economico Scajola, quello che, vale la pena ricordarlo - definì Biagi, il giuslavorista ucciso dalle nuove Br, “un vero rompicoglioni”. Che cosa ha detto Scajola? In sintesi che il pessimismo sulla crisi deriva non dalla crisi stessa e dalla pochezza della politica economica del suo governo, ma è colpa dell’Istat. Mentre in tutto il mondo (a iniziare dagli Stati Uniti) si cerca con le statistiche quotidiane di non creare asimmetrie informative, Scajola ha sostenuto “anche l’Istat se decisdesse di diffondere i dati ogni tre mesi e tutti insieme, sarebbe meglio che fare uno spezzatino: i dati ripetuti quotidianamente possono fare un danno allo sviluppo del paese”. Insomma, i dati sulla disoccupazione, il Pil, la produzione, le vendite al dettaglio e gli ordinativi danno fastidio. Ma solo se brutti: vedrete che finita la crisi, torneranno a esaltarli. Oltretutto il ministro dello sviluppo economico conferma una volta di più la propria cattiva conoscenza: i principali dati macroeconomici sono pubblicati secondo un calendario concordato con Eurostat, l’ufficio statistico della comunità europea e in generale sono indicatori fortemente “stabilizzati”, ossia difficilmente vengono corretti successivamente in quanto a lungo verificati. Come la mafia, anche Scajola vuole mettere un nuovo “sasso in bocca” all’informazione. Sondaggi del suo leader esclusi.
il Manifesto, 2 luglio 2009
