Intervista a Riccardo Giordano su La Stampa di oggi, 17 marzo 2010
Sempre sorridente, stretto nel suo abbigliamento casual da cui difficilmente si scosta, parlantina sciolta da cui si evince un’origine tipica dell’entroterra più genuino, Riccardo Giordano, attuale sindaco di Pietrabruna suo paese d’origine, è il candidato alla presidenza della Provincia della coalizione di centrosinistra. A lui fanno capo cinque liste: Partito democratico, Federazioni della Sinistra, Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà e la lista civica «La nuova stagione».
Il nome del candidato per la presidenza della Provincia è stato pensato a lungo. Poi le scelte, tra vari aspiranti, sono cadute su di lei. Perchè?
«Io credo che la coalizione che giustamente ha discusso dimostrando un forte senso di democrazia e dialettica interna che in altri partiti è del tutto inesistente, abbia riconosciuto in me una persona in grado di dare le garanzie più ampie sia come amministratore pubblico, sia come profondo conoscitore del tessuto economico anche dell’entroterra».
Visto che ne parla lei, andiamo direttamente al punto: se dovesse vincere queste elezioni, come interverrebbe in quel tessuto economico che ha appena citato?
«E’ evidente che ci troviamo in mezzo a una crisi economica che sta colpendo in maniera pesante l’economia della nostra provincia, composta soprattutto da piccole imprese familiari. Sono proprio queste che soffrono di più e hanno bisogno di un Ente-Provincia, cui la legge assegna la programmazione economica, che, rinnovato, si prenda cura dei loro problemi e interessi».
Faccia un esempio per capire meglio.
«Prendiamo le imprese dell’artigianato edile. Stanno vivendo una sofferenza di liquidità senza precedenti. Le ragioni sono essenzialmente tre. La prima è relativa alla riduzione degli ordini fatti alle ditte. La seconda è la grande difficoltà di ottenere crediti dalle banche. L’ultima: i ritardi nel ricevere i pagamenti sia dai privati sia dagli enti pubblici. Tutto questo determina l’impossibilità di pagare gli stipendi ai dipendenti e di reinvestire sulla propria azienda».
E la Provincia come può intervenire?
«Molte Province, d’intesa con Regione e Camera di Commercio, hanno istituito fondi di garanzia che permettono di accedere con più facilità al credito e hanno sottoscritto protocolli d’intesa con le banche per garantire alle imprese tassi di finanziamento agevolatissimi con tempi di restituzione molto più dilatati. Ecco se io diventassi presidente, come primo intervento farei proprio questo».
Sempre nell’ambito economico, parliamo di floricoltura. Lei è presidente della Ucflor-Mercato dei fiori.
«Anche la floricoltura ha bisogno di un nuovo ruolo della Provincia. In primo luogo perchè come soggetto politico deve tutelare di più le produzioni locali contrastando la concorrenza spietata che viene fatta dalle produzioni di tutto il mondo. E poi perchè deve impegnarsi direttamente nella “provincializzazione” del Mercato dei fiori che non deve essere un’esclusiva sanremese. In questo modo ci sarebbero più risorse e sostegno a questa struttura che rimane fondamentale».
Dai fiori, per logica, passiamo all’ambiente, punto focale di ogni candidato e verso il quale gli elettori sono sempre più sensibili e attenti.
«L’ambiente è la nostra principale risorsa. Bisogna che la gente capisca definitivamente che proteggere il territorio significa creare nuova occupazione e ricchezza. Ciò significa anche puntare sulle energie alternative soprattutto sul fotovoltaico attraverso una riconversione produttiva delle serre abbandonate le cui strutture sono già pronte per ospitare i pannelli solari. E su questo dichiaro la mia totale contrarietà del nucleare in Italia e sfido tutti gli amministratori e i candidati del centrodestra che accettano passivamente i diktat imposti dal ministro delle Attività produttive, a dichiarare pubblicamente che sono disposti a ospitare una centrale nucleare sul nostro territorio o, peggio, un deposito di scorie».
Dall’ambiente all’entroterra…
«L’entroterra è la cenerentola della nostra nostra provincia malgrado puntualmente in ogni campagna elettorale tutti dichiarino di volerlo rilanciare. In realtà le strade verso la costa sono in uno stato di abbandono persino imbarazzante , le risorse per l’entroterra sono sempre meno e il livello dei servizi è sempre più basso e chi vive l’entroterra sia sente quasi condannato ad abitare in un territorio dimenticato. Bisogna voltare pagina. Una volta per tutte».
